Birmingham Ornament In cerca di una nuova avanguardia Di Silvia Mozzachiodi Presentato all'interno della 68ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, nella sezione Orizzonti, il lungometraggio russo Birmingham Ornament si configura da subito come esempio di avanguardia visuale contemporanea.

All'interno di tale testo, infatti, è possibile rintracciare scorie del migliore, o quantomeno del più conosciuto, cinema sperimentale che ha punteggiato negli anni la Storia della Settima Arte, dalle avanguardie degli anni Venti alla videoarte dei giorni nostri. Il film è stato realizzato dal cineasta Andrej Silvestrov, presidente onorario del Kansk Video Film Festival, e dal poeta e scrittore Yurij Leiderman. La loro collaborazione, che ha portato alla creazione di un lavoro che ingloba i più recenti approcci sperimentali, affiancandoli a reminiscenze del cinema non narrativo passato, rappresenta un perfetto esempio dell'unione ideale tra libero esperimento artistico e creazione di un'opera in grado di rispettare le specificità del mezzo cinematografico.
In sostanza, Birmingham Ornament è strutturato in una serie di frammenti, di micro o macrosequenze apparentemente slegate fra loro, che si presentano come opere d'arte indipendenti, girate separatamente, nell'arco di cinque anni, a Birmingham, Odessa, Amsterdam e Berlino. Lacerti di ipotetici racconti, tra loro estremamente dissimili per contenuto e forma, numerati in modo del tutto illogico, disgiunti ma allo stesso tempo accomunati da un medesimo e ambizioso obiettivo: quello di liberare ogni oggetto, ogni cosa che abbia un nome dal suo reale significato, per poi attribuirgliene un altro, completamente nuovo. È cosi che i concetti di "etnia", di "razza", di "politica" e di "nazione" vengono trasformati in oggetti inesistenti, in pure proiezioni immaginifiche, per mezzo di un linguaggio metaforico e simbolico, attraverso un'operazione semantica e pseudo-narrativa caratterizzata da "invettive politiche che bisognerebbe percepire come invettive poetiche" (per citare una didascalia della pellicola).
Il lungometraggio affronta, con l'intensità e lo slancio idealistico del miglior cinema militante, tematiche antropologiche e geopolitiche, alternando momenti di acuta ironia e spensieratezza ad altri di profonda riflessione. Di conseguenza, se da un lato abbiamo le numerose apparizioni di due telegiornalisti che con enfasi leggono notizie completamente sconclusionate, dall'altro troviamo invece i racconti di un anziano ebreo di nazionalità russa, fuggito in Romania durante la Seconda Guerra Mondiale per scampare alla persecuzione nazista. A ciò si aggiungono una serie di curiosi e alquanto stranianti "intermezzi musicali" e i racconti, perlopiù occasionali ed estemporanei, di passanti pescati a caso nelle strade. Il risultato è una sorta di grande caos organizzato, la cui interpretazione e ricomposizione è lasciata per intero allo spettatore, il quale può riscoprirsi interessato o totalmente indifferente, coinvolto o persino estromesso, confinato al di fuori di un ipotetico "senso" dell'operazione. D'altra parte, i registi cercano chiaramente di aggiornare e riattualizzare le linee delle vecchie avanguardie russe alle nuove tecnologie digitali e - soprattutto - ai mutamenti della società contemporanea. Come la corrente degli anni Venti, anche un film come Birmingham Ornament attribuire al cinema il ruolo di strumento di conoscenza e documentazione sociale, che declama l'importanza del montaggio come selezione della realtà e si avvale dell'immagine cinematografica in quanto elemento di un discorso sulla realtà che non si limita a duplicarla ma a fornirne una nuova e diversa chiave di lettura.

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